Il sito di MASSIMO VALORI

Copioni teatrali in italiano e vernacolo

 

Versione 2013 - 2014

 “È quando t’innamori che cominci a vivere, e scopri che fino a quel momento sei stato solo il burattinaio di te stesso.”

 

E-mail

 

Credits

 

Vi presento le mie commedie! Per chi non ama i dialetti ci sono quelle in italiano, come Salti mortali, Il pianeta sbagliato, Vi ci piglio tutti, Stringiamoci a corte (che celebrava il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia) e poi Sorridi, L'appuntamento e Lezione finale, che ho riunito nella Trilogia della panchina. Poi ci sono quelle vernacolari in dialetto toscano (vernacolo empolese, per la precisione, a Empoli non si parla come i fiorentini), tutte comiche: I’ lume dell’occhi, Che gli farò alle donne?, La Contesa di Gosto e Mea, Il pollo, Gaveneide (copione teatrale brillante in un atto consultabile on line), Basta che sian di fòri, L'ultima lettera, Ognun per sé, A tutto c’è rimedio e C’è di peggio, l’ultima nata. Poi ci sono le rielaborazioni dai libretti classici del teatro dialettale fiorentino comico (Gli antidiluviani). Richiedetemi la commedia che vi interessa e scoprite un pezzo di Toscana... comica! I copioni sono tutti scaricabili, comici e non: scrivetemi e vi darò le istruzioni per il download.


Questo sito lo faccio da solo e lo faccio come posso. Non lo ricorderete come il sito più bello che avete visto, vorrei invece che ve lo ricordaste per quello che c’è dentro.

Se riscontrate problemi o anomalie, segnalatemeli per favore! Ve ne sarò immensamente grato!

Le commedie in empolese

Le commedie in italiano

Gli altri contenuti

 

NUOVA!

*  C'E' DI PEGGIO

Commedia brillante in 3 atti

4 uomini, 7 donne

Vieni a vederla!

 

A TUTTO C’E’ RIMEDIO

Commedia brillante in 3 atti

9 uomini (di cui 1 bambino), 10 donne

Guarda il video!

 

OGNUN PER SÉ

Commedia brillante in 3 atti

8 uomini, 7 donne

Guarda il video!

 

LA 'ONTESA DI GOSTO E MEA

Farsa popolare brillante in un atto

8 uomini, 3 donne

 

 BASTA CHE SIAN DI FÒRI

Commedia brillante in 3 atti

6 uomini, 5 donne

Guarda i video!

 

 L'ULTIMA LETTERA

Commedia brillante in 3 atti

6 uomini, 2 donne

 

  I' LUME DELL'OCCHI

Commedia brillante in 3 atti

6 uomini, 6 donne

 

  I' LUME DELL'OCCHI

adattamento breve

Commedia brillante in 3 atti

5 uomini, 5 donne

 

GAVENEIDE

Commedia brillante in un atto

6 uomini, 1 ragazzo, 4 donne

 

IL POLLO

Commedia brillante in 3 atti

6 uomini, 4 donne

 

 CHE GLI FARÒ ALLE DONNE?

Commedia brillante in 3 atti

6 uomini, 4 donne

 

 

 LA TRILOGIA DELLA PANCHINA

Raccolta di 3 "corti" drammatici

Da 4 a 6 attori, vedi singole descrizioni

 

STRINGIAMOCI A CORTE

"Corto" comico

1 uomo, 3 donne, più altri nell'adattamento per le scuole

 

 SALTI MORTALI

Commedia comica in 2 atti

10 uomini, 8 donne

 

LA CONTESA DI GOSTO E MEA

Farsa popolare brillante in un atto

8 uomini, 3 donne

 

IL PIANETA SBAGLIATO

Commedia comica in un atto

7 personaggi, più da 6 a 20 comparse (una classe scolastica)

 

VI CI PIGLIO TUTTI

Commedia comica in un atto

Da 4 a 12 personaggi, vedi descrizione

Guarda il video!

 

 

La mia pagina su Facebook

 

Video

 

Chi sono

 

 

E come Empoli

 

 

Il vernacolo empolese

 

 

I racconti seri

 

 

Le commedie degli altri

 

 

Forza Empoli!

 

Scrivetemi

 

 

For non Italian visitors

 

 

 


C’É DI PEGGIO  NUOVA!

A tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Venite a vederla!

 

Presentazione

Una commedia “leggera”: praticamente un’impalcatura che regge una serie di gag e situazioni comiche. Non sono nel mio stile commedie come questa, ma volevo scrivere una commedia che facesse ridere, ridere, e basta, senza domandarsi tanti perché. È svelta (nemmeno due ore), diretta, comica; e anche semplice da mettere in scena. Non pretende di insegnare niente a nessuno, non lascia dietro di sé emozioni e sensazioni, non ha una morale; tutto è orientato verso un solo obiettivo: ridere e far ridere.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, durata circa un’ora e tre quarti. Scena unica. Undici personaggi, quattro uomini e sette donne.

 

Trama

La famiglia Biondi: Remo e Dalia, con la madre di lei Adalgisa e il loro figlio Enrico. Una famiglia tranquilla, normale, che verrà turbata da due drammi familiari. Nel primo, Remo e Dalia stanno per diventare nonni… inaspettatamente: e voi direte “che c’è di strano? succede a tanta gente”. Nel secondo, Adalgisa ha deciso di vendere la propria casa per acquistare un fondo, cosicché Remo e Dalia potranno aprire un negozio: e voi direte “che c’è di strano? beati loro che possono”. A vederli così non sembrano due drammi, ma sapete com’è: nella vita… C’è sempre di peggio!

 

Note

Fra gli oggetti con cui alcuni personaggi interagiscono ci sono un gelato e una sigaretta. Per tutti e due penso sia meglio optare per soluzioni “finte”: un gelato vero si scioglie troppo in fretta e una sigaretta normale finisce troppo presto. E poi, parlando di sigarette, con le normative in vigore adesso forse è proprio meglio usare una di quelle elettroniche: perché le norme salutistiche in vigore, oltre a vietare il fumo di per sé (divieto sacrosanto, la salute prima di tutto), mi si dice che hanno consentito l’installazione nei locali pubblici di rivelatori antincendio molto più sensibili al fumo di quelli che c’erano una volta; per cui basta una sigaretta accesa a far scattare l’allarme. Meglio evitare, che ne dite?

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati


C'è di peggio

A TUTTO C’È RIMEDIO

Ognun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

Parte di questa vicenda me l’hanno raccontata, io ci ho solo lavorato un po’ sopra. “A tutto c’è rimedio” in buona sostanza è una parodia dei comportamenti più comuni ed esagerati che si usano mantenere in occasione di eventi luttuosi, ma è anche una fotografia della grettezza e del cinismo che serpeggia in certe famiglie che hanno a che fare con delle sopraggiunte eredità. La bassezza morale che raggiungono alcuni personaggi di “A tutto c’è rimedio” non ha eguali in nessun’altra delle commedie da me scritte, nemmeno la Valeria de “L’ultima lettera” arriva a tanto.

Si tratta di una commedia unica nel suo genere: tutte le vicende girano intorno al decesso di un personaggio (fittizio, nel senso che non lo si vedrà mai) e hanno uno sviluppo originale e inaspettato, fino al finale che coglie tutti di sorpresa. E questo non lo dico io, ma lo dice la gente che l’ha vista. Volete un consiglio? Fate una cosa: leggetela. Solo così potrete capire.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, durata circa due ore e mezza. Scena unica. Diciannove personaggi, nove uomini – di cui un bambino-  e dieci donne. Ci sarebbe anche il ventesimo personaggio, femminile, ma è in contumacia: se ne parla ma non lo si vede mai. Nessuno stacco musicale.

 

Trama

"Qui son tutti ciucchi!" Chi è nato in Toscana non può non aver pronunciato questa frase almeno una volta. Può capitare di dirlo uscendo da una casa, facendo la coda in un ufficio, entrando in un bar… Entrando in casa Giannettini nessuno lo direbbe. È una villa, una residenza signorile, abitata da persone conosciute e rispettabili. Anselmo Giannettini tutti se lo ricordano: fino a una ventina d’anni prima le sue commedie all’italiana riempivano le sale cinematografiche di tutto il Paese, aveva vinto premi a iosa, aveva scritto anche qualche libro. Adesso non è più sulla breccia come prima, anzi: sulla soglia della settantina, di film non ne fa proprio più. Ma in fondo, che bisogno ne ha? Ha una bella famiglia, una moglie (che però non gode di buona salute, purtroppo), due figli, un nipote.

Eppure c’è chi varca la soglia di villa Giannettini e ha il coraggio di sentenziare “Qui son ciucchi, son tutti ciucchi!” Incredibile, a prima vista. Chissà, forse chi lo dice ha le sue ragioni, forse non è tutto oro quel che riluce, forse dietro l’apparenza di famiglia tranquilla e rispettabile si nasconde ben altro.

In casa Giannettini sta per succedere qualcosa di importante, che metterà alla prova tutta la famiglia, e quella sarà l’occasione per vedere da che parte sta la verità, e sapere una buona volta se è vero che… Son tutti ciucchi.

E quindi – è proprio il caso di dirlo – chi vivrà, vedrà.

 

Note

Il numero di personaggi e la durata ne fanno una commedia che non tutti possono mettere in scena. Ma si tratta di una bella sfida, che regala grandissime soddisfazioni. Quando l’abbiamo messa in scena in Gavenadopocena tutti l’hanno trovata lunga, ma nessuno l’ha trovata noiosa.

L’intervallo che c’è fra il secondo e il terzo atto è puramente fittizio, volendo lo si può togliere senza che la vicenda ne risenta.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


C'è di peggioA tutto c'è rimedio

OGNUN PER SÉ

La trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

Tutto cominciò nel 1901, quando Eduardo Scarpetta scrisse "Cani e gatti", una fortunata commedia napoletana rappresentata ancor oggi. Tito Zenni poi la rielaborò e ne trasse "Abbasso i mariti", sfrondandola un po' e togliendo qualche personaggio.

Poi siamo arrivati al 2011, e a Gavenadopocena (la mia compagnia teatrale) che aveva bisogno di una commedia, e l'unica che "ci tornava bene" era proprio "Cani e gatti". L'ho letta e riletta e ho deciso di farne una versione mia, ambientata nella Empoli degli anni '50. Ho aggiunto un personaggio, ne ho enfatizzati altri, ho tolto qualche passo... Insomma, è nata "Ognun per sé".

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, durata circa due ore e mezza. Due scene: una per il primo atto, l'altra per gli altri due. Otto uomini e sette donne. Nessuno stacco musicale, nessun pezzo cantato: solo nel terzo atto un personaggio intona "Ma l'amore no", ma non è necessario che la canti bene, anzi.

 

Trama

Si dice che la gelosia è come il sale dell'amore: ce ne dev'essere, ma nella giusta misura. Se è troppo poca, non c'è gusto; se è troppa, allora diventa tutto insopportabile. E proprio di gelosia insopportabile soffre l'amore tra Rodolfo e Alice, sposi da un anno ma già ai ferri corti, per colpa della fresca mogliettina che accusa il marito di sotterfugi e tradimenti. Tutt'altra aria tira invece a casa di Orlando e Rita, genitori di Alice, che sono felicemente sposati da trentaquattro anni. E quando la situazione tra gli sposi novelli precipita, ecco che i suoceri di Rodolfo s'ingegnano per correre in loro soccorso. Ma non sarà così semplice come credono.

 

Note

Nella mia prima stesura di "Ognun per sé" c'erano due cose che non mi piacevano.

La prima era la durata, che era oggettivamente eccessiva. Risolsi il problema nel peggior modo che possiate immaginare, cioè togliendo cinque pagine del terzo atto nel giorno del debutto di Gavenadopocena. Avete capito bene: il giorno della prima arrivai con delle nuove pagine stampate e dissi a tutti "ho cambiato l'inizio del terzo atto". Fortunatamente come Gavenadopocena c'è solo Gavenadopocena: mugugnarono un po' (avrebbero avuto diritto di fare ben altro...), ma si adattarono come meglio non avrebbero potuto.

Comunque, se avete visto "Ognun per sé" rappresentata da Gavenadopocena, i conti non vi torneranno: infatti la versione che ho reso di pubblico dominio è la terza stesura, che risolve anche l'altro problema che avevo con un personaggio in più (Angiolo). L'ho aggiunto quando le rappresentazioni erano già in corso, e Gavenadopocena ha comunque continuato a rappresentare la seconda stesura, e sempre con grande successo. Se gliel'avessi cambiata un'altra volta non ne sarei uscito vivo.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per sé

LA TRILOGIA DELLA PANCHINA

Sorridi – L’appuntamento – Lezione finale

Stringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 Finalista nella sezione "Testo teatrale inedito" della XXX edizione del "Premio Firenze" organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa "Mario Conti".

 

Presentazione

E' una raccolta dei tre "corti" drammatici che ho scritto: "Sorridi", "L'appuntamento" e "Lezione finale", l'ultimo della serie e vera novità della trilogia. Ho pensato che fosse meglio riunirli in un unico copione, viste le similitudini che ci sono.

Tre vicende uguali e diverse, che si snodano intorno a un centro del mondo quale può essere una panchina di un giardino pubblico. Tre spaccati di vita particolari, inusuali e accattivanti. Tre storie forti e delicate allo stesso tempo, che coinvolgono, emozionano e sorprendono.

Tre sfide recitative, tre atti unici con personaggi potenti, intensi, profondi. Tre pièce teatrali scenograficamente semplici, ma impegnative e complesse nell'interpretazione. Tre storie diverse, particolari, uniche, che appassioneranno gli spettatori e permetteranno agli interpreti di dare il meglio di loro stessi.

Di seguito, brevemente, le caratteristiche salienti dei "corti" che ne fanno parte.

 

SORRIDI

Quattro personaggi, tre maschili e uno femminile. Si tratta in pratica di un monologo del personaggio femminile. Scena: una panchina. Non l'ho scritto nel copione, ma nella messa in scena di Gavenadopocena abbiamo usato anche un pezzo musicale, all'inizio e alla fine: "Pavane" di Gabriel Fauré.

Trama

La solitudine ci porta a cercare l’amore fin dentro le più palesi illusioni. A volte basta un attimo, anche se breve, anche se fittizio e menzognero, per sentire la gioia nel cuore, e sorridere. Uno spaccato di una vicenda umana solitaria e triste, dipinto sullo sfondo del cinismo e della freddezza del mondo mediatico di oggi, nel quale troppo spesso si cerca di entrare senza riguardi per i sentimenti altrui.

Note

Vi racconto com'è andata.

Un giovedì leggo su un quotidiano di un concorso per corti teatrali in scadenza il martedì dopo. Metto in moto gli organismi preposti della mia compagnia teatrale (Gavenadopocena) e ottengo la conferma che possiamo partecipare. "Ma che si recita?" mi domandano; "boh" rispondo io "qualcosa mi verrà." Da giovedì sera a sabato mattina il "corto" è scritto: e si intitola "Sorridi", appunto. Per la cronaca, il lunedì ci siamo poi iscritti al concorso (con un giorno d'anticipo!), ma poi non abbiamo potuto partecipare. Pazienza.

 

L'APPUNTAMENTO

Cinque personaggi, quattro uomini e una donna. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

Trama

Valentina, mentre aspetta il proprio fidanzato su una panchina, viene avvicinata da uno sconosciuto che le descrive il suo lavoro. Scoprirà con orrore che si tratta di un lavoro piuttosto fuori dal comune, e che quel signore non è lì per caso. Colpi di scena a raffica nel finale.

Note

Di solito quelle che mi passano per la mente sono le storie, le vicende, le situazioni: qui invece è stato il personaggio a balenarmi nel cervello, il protagonista. Ho costruito la storia attorno a lui.

 

LEZIONE FINALE

Sei personaggi, due uomini e quattro donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

Trama

Il professor Raimondi fa conoscere a quattro sue studentesse Erasmo, un giovane che da anni attende il ritorno della sua amata, affinché ne studino la mentalità e il comportamento. Le risposte alle domande delle studentesse tracceranno una storia d'amore delicata e intensa, nella quale Erasmo crede fermamente. E per le studentesse sarà un osso duro.

Note

"Lezione finale" è la vera novità della trilogia, gli altri due li stavo diffondendo già da tempo come copioni a sé. Non è tanto noir, diciamo che tende più al rosa. L'ho scritto per chiudere la trilogia, e volevo chiuderla con una storia un po' più positiva delle altre due. Una lezione finale, insomma.

 

 

I copioni

Sono tutti e tre nella trilogia, ovviamente. E c'è anche una presentazione più articolata e dettagliata, che vi invito a leggere (sono due paginette, non perderete tanto tempo). Se volete scaricarla cliccate qui!

Opere tutelate dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchina

STRINGIAMOCI A CORTE

Salti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

Questo, dopo "Sorridi" (vedi la "Trilogia della panchina" qui sopra), è il secondo "corto" che ho scritto per un concorso. Stavolta non si trattava di un concorso teatrale, ma letterario: era ispirato al 150° anniversario dell'Unità d'Italia e c'era rimasto poco tempo per partecipare. Per cui sulle prime lasciai perdere. Poi, proprio pochi giorni prima della scadenza, ci si mise la mia musa ispiratrice, che mi disse, più o meno, "e che butti via un'occasione così? Dài, Massi, fai vedere chi sei!"

E allora qualche passeggiata, un'idea buona, una notte al PC, una bottiglia di birra, un paio di mezzi toscani e... Così è nato "Stringiamoci a corte".

Poi ho partecipato a quel concorso e non mi sono classificato. Ma l'ho scritto e ne sono contento, perché ho modo di ringraziare nel modo che più mi piace questo magnifico Paese che si chiama Italia.

 

Caratteristiche

Un atto, comico, in italiano, durata circa quindici minuti. Scena unica. Un uomo (di colore) e tre donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

 

Trama

Cristina e Pamela ritrovano in un vecchio cassettone una lettera di una loro antenata che poi si era suicidata, per il dolore dovuto alla morte del nipote soldato nella Grande Guerra. Le riflessioni che ne traggono si scontreranno con i pensieri sull'Italia di Daouda, un senegalese da qualche anno in Italia.

 

Adattamento per le scuole

Molte scuole mi hanno richiesto questo copione, e quasi tutte hanno poi riscontrato il problema che i personaggi sono troppo pochi per coinvolgere tutta una classe scolastica.

Assistito dall'amica Paola Matteucci, professoressa di Empoli, ho redatto una versione che cerca in qualche modo di far lavorare un po' più interpreti, variando le caratteristiche di un personaggio (l'antenata) e aggiungendo un coro che canta l'Inno nazionale.

 

Note

Per quei pochi che se ne sono accorti (e sono pochi, io lo so, è uno dei punti su cui fa leva il senso di tutto il "corto") la frase che fa da titolo è sbagliata, ma lo è volutamente. Infatti l'inno scritto da Goffredo Mameli non dice così, bensì "stringiamci a coorte". Se siete curiosi, leggetevi il copione, che ve lo spiega meglio.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Nello stesso file troverete due versioni: l'originale e l'adattamento per le scuole. Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corte

SALTI MORTALI

La contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 Finalista nella sezione "Testo teatrale inedito" della XXIX edizione del "Premio Firenze" organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa "Mario Conti". (nella foto: io e Fabrizio Biuzzi).

Di "Salti mortali" ha parlato anche la stampa! Leggete l'articolo pubblicato da www.gonews.it: cliccate qui! E guardate il video della notizia data da Antenna 5, la tv locale di Empoli: cliccate per vederla in WMV (Windows Media Video, 2 MB) o in MPEG (23 MB)!

 

Presentazione

Questo è il mio primo lavoro su commissione, nel senso che l'ho scritto per qualcuno che me l'ha chiesto.

Fabrizio Biuzzi, autore del libro "Il lavoro rende liberi (se lo trovi)" e mio amico d'infanzia, mi ha contattato e mi ha proposto di ricavare una commedia dal suo libro. Io - ovviamente - prima di tutto mi sono letto il libro; poi ho dato la mia disponibilità.

Il risultato è "Salti mortali", due atti in italiano originali e divertenti. E non lo dico io, eh: lo dice Fabrizio! A te la parola!

 

 

"Ciao a tutti, sono Fabrizio Biuzzi, il protagonista della commedia di Massimo, Salti Mortali… No no, non proprio quello dentro la commedia, quello vero… Sì insomma avete capito, quello che ha scritto il libro, quello sul lavoro… quello da cui è tratta la commedia! Lo vedete qui a fianco?

In una serata d’Agosto, in una Empoli deserta e accaldata, ci siamo ritrovati io e Massimo, amici da lungo tempo, in terrazza a casa da lui, e davanti a un caffè e a una sambuca (naturalmente con la mosca), gli ho fatto la proposta… Ma no, che cosa avete capito? Non di matrimonio, ma bisogna proprio spiegarvi tutto? La proposta di fare una commedia dal mio libro 'Il lavoro rende liberi (se lo trovi)'. Abbiamo parlato a lungo, e quel geniaccio del mio amico, che ne sa una più del diavolo, si è messo a pensare, pensare, e pensando ha immaginato scenari, dialoghi, situazioni… Poi mi ha salutato e mi ha detto: «Non lo so se si può fare una commedia dal tuo libro, devo ancora pensare a molte cose» Mah, io mi sono congedato un po’ perplesso, ma dopo pochi giorni l’incertezza è svanita, perché Massimo mi ha telefonato e mi ha detto: «La commedia si può fare!!!».

E a Natale me l’ha fatta trovare sotto l’albero!!!!

Mi è piaciuta subito, dalla prima lettura, perché dentro ci sono momenti ironici, come quando il “presentatore del circo” che rappresenta un po’ l’io interiore del protagonista, commenta le strambe proposte di lavoro delle varie aziende mi fanno, o gli stipendi da fame che vengono offerti; momenti in cui si ride a crepapelle nel vivere quei dialoghi surreali con i selezionatori delle aziende che io ho vissuto davvero… Ma ci sono anche momenti in cui si riflette, in cui si pensa. Si pensa per esempio alle aspettative di un ragazzo che non ha altro che la sua laurea e le sue speranze e con solo queste due cose cerca di affrontare la vita, o meglio l’arena dell’esistenza umana. E questo soprattutto nel finale, in cui dopo tante peripezie e molti colloqui, il protagonista, insomma io…

Aspettate, il finale non ve lo dico, sennò che gusto c’è??? Leggete la commedia, ne vale la pena… E dato che ci siete, perché non date una sbirciatina anche al mio libro???? Potete trovarlo qui (oppure qui)."

Mi raccomando, eh?

Un saluto a tutti voi

Fabrizio Biuzzi

 

 

Caratteristiche

Due atti. Diciotto personaggi, dieci maschili e otto femminili: il loro numero non deve spaventare, molti personaggi pronunciano uno o due battute in segmenti limitati, e un attore può anche interpretarne più di uno. Necessario un commento musicale: "Entry of the gladiators" di Julius Fucik, che detto così sembra chissà che, invece è la classica musica da circo che più o meno conosciamo tutti. Ve la canterei, ma prima di tutto sono stonato, e poi per iscritto come si fa?

 

Trama

Il presentatore entra in scena convinto di dover introdurre uno spettacolo circense, invece si tratta di tutt'altro: i tentativi fatti da Fabrizio (Biuzzi) per cercare lavoro. E si scoprirà alla fine che... si tratta comunque di salti mortali, da una parte e dall'altra.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortali

LA CONTESA DI GOSTO E MEA

Il pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

Questa rielaborazione mi fu richiesta espressamente da Mauro Fattori, grandissimo interprete e regista vernacolare di queste parti, in passato più volte in forza alla Nuova Compagnia Teatrale di Ponte a Elsa.

Il buon Mauro infatti volle realizzare una specie di "amarcord" della suddetta Compagnia, una serata durante la quale riunire alcuni fra i principali interpreti della sue storia (anch'io ero uno di questi). Per questo voleva mettere in scena qualcosa di semplice e, nel contempo, cercare di coinvolgere più gente possibile; e mi chiese quindi di "rimpolpare" la farsetta "Gosto e Mea", che più o meno già sapevamo tutti a mente da quante volte l'avevamo fatta. E io accettai di buon grado.

"Gosto e Mea" come farsetta è quello che è, un pretesto per fare quattro risate. Con la mia rielaborazione dura un po' di più, ci sono tre personaggi in più e... si fa qualche risata in più. Tutto qui.

Più per ragioni di durata che di valenza letteraria, nella mia rielaborazione si può cominciare a parlare di "farsa in un atto"; nelle precedenti direi invece che siamo sulla "scenetta". E inoltre (visto che non è tanto lunga) de "La contesa di Gosto e Mea" ho fatto due versioni: in empolese e in italiano.

 

Caratteristiche

Farsa in un atto, comica, in vernacolo empolese, durata circa quaranta minuti. Scena unica. Otto uomini (di cui una voce fuori campo) e tre donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale. Farsa semplice ed agreste, molto adatta per debuttanti o compagnie di bambini.

 

Trama

Gosto e Mea, due contadini "vecchio stampo" vanno a letto e si accorgono di aver lasciato l'uscio di casa aperto. Non riuscendo ad accordarsi su chi dei due deve andare a chiuderlo, stabiliscono un patto: ci va il primo che parla. Con l'uscio aperto inizia però un viavai di persone nella loro camera e loro, imperterriti, non spiccicano una parola e se ne stanno fermi. Così Maso, entrato per primo, pensa che siano malati, Cecco e Togno pensano che siano morti, Bista riporta la carretta presa in prestito e poi se la riprende, Teresa e Armida pensano che ci siano i fantasmi... Come se non bastasse poi giungono anche il dottore e il prete, tanto che alla fine la camera di Gosto e Mea è piena di gente. Alla fine il patto sarà rotto da Mea, e Gosto emergerà dalle lenzuola trionfante, intimandole di andare finalmente a chiudere l'uscio.

 

Note

Inizialmente pensavo che "Gosto e Mea" fosse una farsetta popolare: infatti l'ho sempre conosciuta in forma di prosa. La versione che avevo io era stata messa per iscritto da Franchino (al secolo Franco Palamidessi, autore vernacolare odierno di queste parti). Ma mio padre, quando vide per la prima volta "Gosto e Mea" sulle scene, si ricordò che mio nonno recitava spesso un poemetto che raccontava la stessa vicenda, coi medesimi nomi. Del resto, le anche le ultime due battute di Mea e Gosto sono in rima, e la vicenda termina con una voce fuori campo che recita dei versi.

Venni così a scoprire che "Gosto e Mea" è in realtà una poesia scritta da Antonio Guadagnoli, un poeta popolare toscano vissuto nell'Ottocento. Ho scovato questa poesia in biblioteca, scoprendo anche che "Gosto e Mea" è un titolo "non autorizzato" affibbiato spesso anche alla stessa poesia, il cui titolo vero è "La lingua di una donna alla prova". Se volete leggerla cliccate qui.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Ce ne sono due versioni: in empolese e in italiano. Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e Mea

IL PIANETA SBAGLIATO

Vi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

I genitori, loro sono quelli che... mi han fregato. Per la precisione, sto parlando dei genitori dei compagni di scuola di mia figlia, che non appena seppero che io mi dilettavo nella scrittura di commedie, dissero subito "si fa una recita a fine anno? Tanto ce la scrive lui!..." E io che potevo fare? L'ho scritta.

Ma l'ho fatto volentieri, soprattutto perché il risultato mi piace assai.

"Il pianeta sbagliato" è liberamente tratto dalla novella "L'ultimo giorno di squola" di Gianni Rodari. E' ambientato in un'aula scolastica, è semplice da mettere in scena e adatto a un pubblico poco esigente. Possono farlo i genitori, ma anche i bambini. Perché non so se sono stato chiaro: questa me l'hanno chiesta i genitori, perché loro volevano recitare, mica i bambini!

 

Caratteristiche

Atto unico. Sette personaggi, di qualsiasi sesso, più un numero di bambini idoneo a formare una classe di scuola primaria ("elementare" si diceva una volta, ma a me viene da dirlo anche ora...). Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

 

Trama

Gli errori di ortografia commessi da una classe ne provocano il trasferimento sul Pianeta "Sbagnato", un posto dove è tutto sbagliato (anche il nome, appunto) e dal quale si potrà uscire solo correggendo tutti gli errori commessi. La classe farà conoscenza con una serie di personaggi bislacchi, originali e divertenti. E sbagliati.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliato

VI CI PIGLIO TUTTI

Basta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

Chi fa parte di una compagnia teatrale amatoriale sa quale ne è il peggior nemico: le assenze. E questo smette, e quello non può venire, e quell'altro va in ferie. E allora si deve rinunciare a questa o quella replica, o imbastire in fretta e furia una nuova interpretazione; quando non si deve addirittura lasciar perdere e andare a cercarsi un copione nuovo.

E allora io mi sono domandato: ma possibile che non si possa scrivere qualche cosa di "adattabile" a quanti siamo? Qualcosa che si possa mettere in scena anche se mancano uno o più interpreti? Qualcosa per cui non si debba star lì a vedere quanti uomini e quante donne siamo? Qualcosa che, oltretutto, non preveda scenografie complicate e lunghe da montare?

Il risultato è "Vi ci piglio tutti", questo atto unico. I personaggi vanno da quattro a dodici, a seconda delle risorse disponibili. A seconda. Delle risorse. Disponibili. Incredibile ma vero, ecco un testo che si adatta a voi e non viceversa.

 

Caratteristiche

Atto unico. I personaggi vanno da quattro a dodici. Per quanto riguarda il sesso, quello di uno dei quattro "di base" deve essere per forza maschile, mentre negli altri sette "facoltativi" ce n'è uno che dev'essere per forza maschio e una che dev'essere per forza femmina. Il resto è a piacere, o meglio: a seconda delle forze in campo. Curiosità: tutti i personaggi meno uno si chiamano con i nomi degli interpreti. Scena: semplicissima, basta una sedia e un faretto. Per quanto riguarda la musica, viene utilizzato il "Sogno" di Schumann.

 

Trama

L'anticamera di un concorso per aspiranti attori. C'è un usciere in scena, che tutti prendono per il regista; ed egli pazientemente riceve i vari aspiranti attori e li inoltra al provino vero e proprio. L'esito è a sorpresa, un po' surreale, ma denso di significato.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tutti

BASTA CHE SIAN DI FÒRI

L’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 Fiorino d'Argento ex aequo nella sezione "Testo teatrale inedito" della XXVII edizione del "Premio Firenze" organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa "Mario Conti".

(photo by New Press Photo - Firenze)

 

Presentazione

Se volete ridere, questa è la commedia che fa per voi. E' disseminata di battute, trovate comiche, freddure, gags, colpi di scena, situazioni paradossali... Insomma, tre atti che fanno ridere. Vi ricordate i nomi dei sette nani? Sapete la storia dei Mille di Giuseppe Garibaldi? Conoscete la famigerata superstrada Firenze-Pisa-Livorno? Bene. Tutte cose che vi torneranno utili.

Senza esagerare, penso che l'idea di questa commedia mi sia venuta almeno almeno nel 1997 o giù di lì. Dieci anni ci ho messo, ma non perché fosse complicata o cervellotica: semplicemente l'avevo lasciata lì, la riprendevo in mano ogni tanto e poi mi facevo distrarre da altro, senza mai portarla a termine. Poi mi sono deciso, e l'ho finita. Ed è proprio una bella commedia, facile da rappresentare e godibile.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillantissimi, in vernacolo toscano. Scena unica. Sei uomini e cinque donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale. Una particolarità: nelle ultime scene della commedia tutti e undici i personaggi sono in scena contemporaneamente.

 

Trama

Di solito in un agriturismo toscano càpitano turisti e basta, gente "di fòri", come si dice noi. Nei cinque appartamenti che compongono quello in cui si svolge questa vicenda, aperto da poco e gestito da Carlo, dalla moglie Andreina e dalla cognata Graziella, arrivano tutti ospiti toscani, che daranno non pochi problemi ai gestori. Si comincia con un solo appartamento occupato, per la precisione dalla signora Luigia, inconsolabile single non più giovane, ma altri tre verranno presto occupati dai vari personaggi che arriveranno. Le loro vicende si alterneranno e si intersecheranno, fino a far diventare tutti matti.

 

Note

Nel 2011 autorizzai l'amico Valerio Ranfagni a mettere in scena "Basta che sian di fòri" in una sua rivisitazione (tecnicamente si chiama "libero adattamento") con un titolo diverso: "Venghino che qui fa buca". Se l'avete vista, sappiate dunque che somiglia moltissimo a "Basta che sian di fòri".

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòri

L'ULTIMA LETTERA

I’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 Finalista nella sezione "Testo teatrale inedito" della XXVI edizione del "Premio Firenze" organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa "Mario Conti".

 

Presentazione

Per i sentimenti che smuove, per i valori che interessa, per le emozioni che entrano in gioco, probabilmente questa è la commedia più importante che ho scritto. Ha una valenza straordinaria, almeno per me, in quanto mi sono messo a confronto con eventi, fatti e pensieri di primaria rilevanza. Non pensate che sia noiosa o pomposa o melensa, tutt'altro. La vicenda è appassionante, è come una molla che si carica atto dopo atto. E si svolge negli anni che vanno dal 1942 al 1946, un periodo storico che definire "cruciale" è quasi un eufemismo. E' una commedia di quelle che piacciono a me, che fa ridere sì, ma fa anche pensare, e... anche versare qualche lacrimuccia.

La mia prima idea di questa commedia è del 2005, ma l’ho finita solo nel 2007. Non sono di quelli che fanno le cose alla svelta, ve l'ho detto, e per far combaciare tutte le cose per benino ci ho dovuto rimuginare un bel po'. Ma del risultato sono assolutamente entusiasta, vi consiglio veramente di metterla in scena.

 

Caratteristiche

Tre atti e un intermezzo, brillanti, in vernacolo toscano. Scena unica. Sei uomini e due donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale: durante una scena si dovrà udire il "silenzio" militare. In scena è necessaria una riproduzione del quadro di Giovanni Fattori "Colline senesi" (vedi qui a lato); non vi spiego perché, vi dico solo che quel quadro è connesso alla trama. Non voglio fare il prezioso o il misterioso, è solo che svelando questo particolare vi toglierei una parte delle emozioni che provereste vedendo la commedia o leggendo il copione. Comunque, se proprio volete saperlo, scrivetemi: ve lo dirò in separata sede.

 

Trama

Durante l'ultima guerra, un prete chiede a delle ragazze non fidanzate di dargli i propri indirizzi, che lui porterà ai soldati italiani pure non fidanzati, perché possano scriversi. Valeria, che lavora come cameriera in una locanda gestita dallo zio Osvaldo e dalla cugina Giuliana, accetta e viene messa in contatto con Mauro, un caporale dell'esercito: e il rapporto epistolare ha inizio. Questo è l'antefatto: tutto quello che viene dopo è la trama vera e propria, che vedrà entrare in gioco anche Emilio, una camicia nera, Ivano, il fidanzato di Giuliana, e Paride, un fioraio che si ritrova coinvolto suo malgrado, ma che alla fine avrà un ruolo determinante nell'esito della vicenda.

 

Note

Cfr. quello che ho scritto nelle note di “C’è di peggio”.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima lettera

I' LUME DELL'OCCHI

GaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 VINCITRICE della 1a edizione del concorso di scrittura teatrale "Vernaholando", organizzato da Romano Editore. Nella foto il sottoscritto (emozionatissimo) con la targa del Premio e parte della giuria che lo ha assegnato: da sinistra Giovanni Bogani (giornalista), Giacomo Billi (assessore al turismo della Provincia di Firenze), Sergio Forconi (attore teatrale e cinematografico), me medesimo, Antonella Zucchini (presidente della Giuria e autrice vernacolare rappresentata in tutta Italia, visitate il suo sito) e Roberta Capanni (editore e giornalista). Ecco la motivazione del premio: «“I’ lume dell’occhi” ha una tensione morale sul comportamento di tutti i personaggi. In particolare, il personaggio di Morena, la ragazza che va a servizio, è molto bello nel suo essere scostumata e rivelarsi pian piano sincera e altruista. Ogni personaggio ha una sua evoluzione. Il padrone di casa che si ravvede nei suoi propositi, e la stessa riflessione sull’uso del denaro».

Questo è senz'altro il premio più importante della mia bacheca, l'ha ricevuto la commedia che amo di più e l'ha assegnato una giuria tecnica, che ha tenuto in particolare considerazione il valore, la qualità e lo stile della mia opera. Ragazzi, sono al settimo cielo!...

(foto per gentile concessione di www.esserciweb.it)

 

 Finalista nella sezione "Testo teatrale inedito" della XXV edizione del "Premio Firenze" organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa "Mario Conti".

 

Presentazione

Ecco la commedia che a me piace di più, quella che sento più mia in assoluto: "I' lume dell'occhi". E' nata in un tempo che per me è relativamente breve: da giugno a novembre 2004, per l'esattezza.

La prima idea mi venne mentre ero al mare: alla televisione fecero vedere una scena di "Luci della città", il film di Charlie Chaplin nel quale il protagonista sottrae a un facoltoso signore una somma di denaro, che poi regala ad una ragazza cieca affinché si operi e possa riacquistare la vista. Mi chiesi "chissà quel facoltoso signore come l'avrebbe presa se avesse saputo a cosa servivano i soldi che gli avevano rubato". E di lì all'ideazione dell'intreccio di base il passo fu breve.

Colsi l'occasione per inserire nella vicenda anche Maresca e Marusca, due personaggi comici che mi erano baluginati in testa da un po' di tempo e che mi ero ripromesso prima o poi di infilare in qualcuna delle mie commedie. Al mare mi ero portato dietro il portatile (se no che portatile è) e la sera, quando la famigliola dormiva, mi mettevo sul terrazzo, al fresco, e via. Chissà perché quando mia moglie e mia figlia dormono lavoro meglio. Mah.

Il personaggio chiave di questa commedia è Matilde, una ragazza non vedente. E non a caso l'intera opera è dedicata a mia nonna Caterina, morta nel 1999 a 93 anni e da una decina almeno quasi completamente cieca, perché - come dico nella dedica stessa - lei sapeva bene cosa vuol dire vivere senza il lume degli occhi. Tutta la vicenda vive infatti sul dualismo del lume degli occhi, inteso da una parte come la facoltà di vedere, dall'altra come un bene prezioso cui si tiene come le proprie pupille.

E' una commedia brillante, ma non proprio brillantissima. Non è la classica commedia dove "ci si butta via dalle risate", come si dice da queste parti; anzi, forse nel finale fa più commuovere che sorridere. Una delle persone che l'hanno letta dice che nel finale "se ne piglia una fredda e una calda", nel senso che a una battuta vengono gli occhi lucidi per la commozione, a quella dopo si ride di gusto.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, piuttosto lunga. Scena unica. Sei uomini e sei donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

 

L'adattamento breve

Questa commedia aveva un solo, terribile difetto: era lunga. Nella mia attuale compagnia teatrale, Gavenadopocena, la scartammo (a malincuore), perché ci rendemmo conto che la sua messa in scena avrebbe superato le tre ore di durata.

Se siete già venuti su questo sito probabilmente avrete letto anche quel che pensavo su un eventuale taglio: più o meno suonava come "no, è nata così e sta così, io non taglio proprio niente". Ma solo gli sciocchi non cambiano idea, come disse Oscar Wilde.

Ci avevo provato, eccome, e più volte, ma non riuscivo a trovare il modo. Anche al buon Sergio Forconi, che dopo avermi consegnato il premio "Vernaholando" mi prese da una parte e mi esortò a trarne una versione più breve, dissi dei miei vani tentativi. Ma furono proprio le sue parole che mi spinsero a riprovarci con più convinzione, anche perché nel frattempo m'era venuta qualche idea nuova. E, come si dice, chi la dura la vince! Adesso l'adattamento breve de "I' lume dell'occhi" è realtà, ed è proprio una bella realtà, lasciatemelo dire. Vi sono due personaggi in meno, ma le parti comiche più o meno ci sono tutte; e nemmeno la trama è cambiata. Devo dire che ne sono molto soddisfatto, e consiglio a tutti quelli che hanno letto l'originale di dare un'occhiata anche a questo adattamento.

 

Trama

Il geometra Arturo Benedetti diventa milionario grazie al lotto e spera così di poter sistemare le sue due figlie, Maresca e Marusca. Un bel giorno i soldi della vincita spariscono, e con loro anche la serva Vera e la di lei figlia Matilde, non vedente; e nel frattempo i pretendenti per le figlie di Arturo sono arrivati. Per Arturo sembra un'impasse senza via di uscita, ma non sempre il prossimo è come lo si giudica. E poi, come succede nei libri gialli, l'assassino torna sempre sul luogo del delitto...

 

Il copione

Volete scaricarlo? Potete trovarlo nella versione originale e nel nuovo adattamento breve: cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhi

GAVENEIDE

Il polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

« Sembra impossibile, eppure nel terzo millennio, nell’era di Internet e dei videofonini c’è sempre più voglia di... passato. Pensate per un attimo a quante sono le manifestazioni che di città in città, di paese in paese, si rifanno alle tradizioni e alla cultura del passato: tra palii, giostre, tornei, cortei, rievocazioni storiche, raduni di veicoli d’epoca, mostre di foto, oggetti e simili c’è da perderci la testa. Insomma, l’antico va di moda. Dalle grandi città ai borghi si fa a gara a restaurare e recuperare edifici, facciate, lastricati e via dicendo; e oggi come oggi, ogni città che si fa il restyling se lo fa cercando di assomigliare sempre di più a com’era nei secoli precedenti. Poteva Gavena restare fuori da questa corsa frenetica al recupero del “come eravamo”? No di certo. In quest’ottica è nata la Gaveneide. Il progetto Gaveneide, a cui abbiamo iniziato a lavorare dallo scorso settembre, deriva da un’idea che avevamo avuto già qualche anno fa. L’idea in questione consisteva nel raccontare quello che era stato di Gavena negli anni e nei secoli; ma non con un libro, una mostra o un corteo. Con una commedia, possibilmente brillante. Il progetto era sicuramente poco convenzionale e per questo il lavoro iniziale è stato più che altro rivolto a verificare la fattibilità e la validità dell’idea di partenza. Ma non c’è voluto molto per capire che la Gaveneide fattibile era e valida pure. Abbiamo così dato il 'via' ufficiale al progetto e ci siamo impegnati nelle varie fasi successive: raccolta delle notizie, stesura del soggetto, redazione del copione, reperimento degli interpreti, prove della rappresentazione, e così via. Così è passato un anno, tondo tondo. E Gaveneide, da idea che era, è diventata una realtà tangibile, di cui siamo lieti di rendervi partecipi: non solo una gioiosa occasione per farvi respirare qualche refolo d’aria del tempo che fu, ma anche un modo originale per passare un po’ di tempo tutti insieme, imparando qualche cosa su Gavena e il suo passato. Storicomicamente

Questa era la presentazione che la compagnia teatrale "Gavenadopocena" aveva scritto per "Gaveneide". Si tratta di un atto unico, pensato e realizzato per Gavena, una frazione del comune di Cerreto Guidi (Firenze). Non è, e lo dico subito, una commedia che possono mettere in scena tutti. In essa si parla esclusivamente di Gavena e dei Gavenesi presenti e passati; in sostanza, si tratta di un lavoro che ha poco senso presentare a chi non conosce il paese e i suoi abitanti.

L'idea originale venne in occasione di un racconto di un aneddoto successo a Gavena, una storiella di paese come ce ne sono in tutti i paesi del mondo; ci fu una voce che disse "a Gavena ce ne sarebbe tante da poter scrivere una commedia!" Per qualcuno quella frase restò quello che era: una frase; qualcun altro invece ebbe di che rimuginarci sopra. E ogni tanto ritornava fuori quell'idea: "ma ti ricordi di quando si disse di fare una commedia su Gavena?". Finché, nel settembre 2002, iniziammo a lavorarci sul serio. Io, mia moglie Roberta e sua cugina Beatrice (due Gavenesi doc) raccogliemmo alcune notizie storiche su Gavena (con il prezioso aiuto di Simona Bartolommei) e intervistammo alcune famiglie per raccogliere aneddoti e descrizioni di personaggi "storici" del paese. Poi, io scrissi il soggetto e i dialoghi.

Dalla rappresentazione di "Gaveneide" (nella quale io facevo la parte di Meo) poi ha preso le mosse "Gavenadopocena", la compagnia teatrale di cui ora faccio parte.

 

Caratteristiche

Atto unico, brillante, in empolese ma non troppo, perché doveva essere rappresentata da degli autori dilettanti (molti erano alla loro "prima volta") e non volevo metterli in difficoltà più di tanto con un testo che per qualcuno poteva risultare ostico nella lettura; durata un'ora e venti circa. Scena unica. Sette uomini (di cui un ragazzo, un bambino è anche meglio) e quattro donne. Nessun pezzo cantato, stacchetti musicali a piacere. Nelle rappresentazioni fatte da noi lo stacchetto musicale c'era, composto appositamente dal M.o Massimo Annibali (Gavenese lui pure), ma non è indispensabile ai fini della riuscita. Tutti i personaggi maschili, tranne il ragazzo, richiedono dei costumi particolari: l'etrusco, il romano, Meo, Annibale, il capitano di parte e il principe.

 

Trama

Un pomeriggio in casa di Filippo, un ragazzo alle prese con i compiti. Deve prepararsi sulla storia del suo paese, ma non sa come fare: chiede alla madre, ma questa non ne sa nulla. Così rimuginando si appisola e in sogno gli appaiono prima un etrusco, poi un romano, dai quali Filippo cerca di ottenere qualche notizia, ricavandone più confusione che altro. Arriva allora Meo, al secolo San Bartolomeo (patrono di Gavena), il quale, dopo una fugace apparizione di Annibale, cerca di fare chiarezza raccontandogli pazientemente la storia di Gavena (o meglio, quel poco che se ne sa) e presentandogli anche altri due personaggi: il capitano di parte guelfa e il principe don Antonio de don Giovanni Ramirez de Montalvo. Ma nonostante gli sforzi di Meo, Filippo resta un po' deluso dalla storia del paese, che risulta alla fine frammentaria e insignificante. Allora Meo introduce tre paesane, che si mettono a raccontare gli aneddoti comici del passato di Gavena e a descrivere i personaggi più singolari e divertenti. Ecco che Filippo finalmente è soddisfatto: il sogno termina, ma lui ha avuto le risposte che voleva. Nel finale, Filippo e tutti gli altri personaggi declamano una poesia che è un po' il sunto della storia del paese e una sorta di ammonimento per tutti i non Gavenesi, che non sanno "qual tesoro, non d'argento e nemmen d'oro" si cela a Gavena.

 

Note

Una delle critiche che sono state mosse a "Gaveneide" sta nel fatto che, nella seconda parte, vi sono troppe vicende "indirette": cioè cose che, invece di essere rappresentate da dei personaggi, vengono raccontate. In effetti è vero. Ma la scelta è stata dovuta a questioni di termine pratico: dal punto di vista tecnico probabilmente scrivere le vicende in forma di dialogo sarebbe stato anche più facile. Il problema era che, prima di tutto, la rappresentazione avrebbe richiesto una quantità piuttosto vasta di interpreti, mentre già è stato difficile reperire quelli che c'erano. In secondo luogo, si sarebbe trattato nella maggior parte dei casi di mettere in scena dei personaggi che non solo erano realmente esistiti (e che in qualche caso erano ancora in vita), ma che la maggior parte dei Gavenesi si ricordava bene, e le inevitabili differenze che ci sarebbero state fra i personaggi teatrali e quelli veri alla fine avrebbero disorientato il pubblico. Un conto è rappresentare un personaggio storico, un'icona (come Annibale), altro fatto è rappresentare, per esempio, Egisto Mazzei che aveva la bottega di alimentari: per bene che fosse andata, l'interprete ci sarebbe potuto andare vicino, ma non avrebbe mai potuto rendere il personaggio per quello che era, specialmente se non l'aveva mai conosciuto; e anch'io, scrivendo i dialoghi, avrei potuto non riuscire a rendere il suo modo di parlare. C'era il rischio, insomma, di fare solo delle brutte copie. E allora, meglio andare per le vie indirette, ricordare i vari personaggi nei racconti degli aneddoti che li riguardavano e lasciare che la memoria dei Gavenesi facesse il resto.

Una curiosità: Alessandro, il ragazzo che interpretava Filippo, il protagonista di "Gaveneide", ebbe a chiedermi una volta come mai avessi affibbiato proprio questo nome al suo personaggio. Un motivo c'è, in effetti: a Gavena infatti non viene ricordato solo San Bartolomeo (il Meo di "Gaveneide"), ma anche San Filippo Neri, cui è dedicata una cappella nella villa pure citata più volte nel testo della commedia.

 

Il copione

Potete leggerlo qui per intero: cliccate qui!

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneide

IL POLLO

Che gli farò alle donne?torna all'inizio

 

Presentazione

« 'Money makes the world go round', il denaro fa muovere il mondo, canta Liza Minnelli nel film 'Cabaret'. E' vero che nella vita le cose che contano sono altre, che c'è l'amore, l'amicizia, eccetera eccetera, ma queste alla fin fine sono soltanto cose che si dicono, purtroppo. Quello che comanda è sempre il portafoglio, e più è pieno, più comanda. E' sorprendente quello che si arriva a fare in nome del denaro. E ci penseranno i protagonisti di questa storia a darci alcuni esempi, alcuni buoni, alcuni... un po' meno. E se volete sapere chi la spunterà, beh, non avete che da stare a guardare. Buon divertimento!...»

Ecco la presentazione scritta per "Il pollo", scritta nel 1999 per "I' fogliaccio", una specie di giornalino che la Nuova Compagnia Teatrale di Ponte a Elsa usava distribuire al pubblico prima della rappresentazione. Non ricordo esattamente quando iniziai a scrivere questa commedia: presumibilmente doveva essere il 1993 o giù di lì. Quel che ricordo per certo è che ero fermo ai primi due atti, ma mi mancava il terzo. Solo cinque anni dopo ebbi l'idea buona per riuscire a terminarla. Tanto, eh?...

La scrissi quando già ritenevo "Che gli farò alle donne?", la mia opera prima, destinata al macero; e infatti ne "Il pollo" si ritrova un elemento della mia commedia precedente: Marta, uguale sia nel personaggio che nel ruolo alla Ughetta della mia prima commedia.

"Il pollo" è stata la commedia che mi ha tenuto a battesimo come autore, nel senso che è la prima che ho visto mettere in scena. Anzi, l'ho proprio rappresentata: io interpretavo il protagonista, Ubaldo. E l'essere interprete mi tolse, probabilmente, un po' dell'emozione che sicuramente avrei provato se invece fossi stato ad assistere tra il pubblico. Per quanto - lo confesso - sulla scena stessi attento più del solito alle reazioni del pubblico, sicuramente la mia "prima" come autore me la sono un po' persa. Pazienza.

I ragazzi della mia compagnia sostenevano che "Il pollo" per certi aspetti non è una commedia facile da rappresentare: soprattutto nel primo atto, l'interazione personaggio / scenografia molte volte è determinante e vi sono delle situazioni che prevedono delle tempistiche precise e dei sincronismi collaudati. Ma se ci siamo riusciti noi, ci possono riuscire tutti.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese, durata circa un'ora e quaranta. Scena unica. Sei uomini e quattro donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

 

Trama

Piero, un universitario disoccupato ormai alla fame, penetra in casa Alfieri per compiere un furto; lì apprende delle attività illecite del capofamiglia Ubaldo e, una volta scoperto, lo ricatta per non farsi arrestare. La farsa però dura poco: Piero va in galera e Ubaldo viene denunciato. Ma il destino li porterà a incontrarsi nuovamente, e questa volta...

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


 

C'è di peggioA tutto c'è rimedioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl pollo

CHE GLI FARÒ ALLE DONNE?

torna all'inizio

 

Riconoscimenti

 Secondo premio ex aequo nella V edizione del premio "Firenze alla ribalta" organizzato dal Club Girasole '98 (nella foto ricevo il premio da Sergio Forconi, Presidente della Giuria).

Non mi sarei mai aspettato di poter aspirare a un premio con questa commedia, e ne sono molto contento. Sergio Forconi l'ha definita una commedia "molto molto divertente, con dei bei personaggi che richiedono degli attori in grado di caratterizzarli, molto carina"; per Angelo Savelli, membro della Giuria, siamo di fronte a "una pochade degna di un Feydeau trapiantato in Toscana, con ritmo, situazioni veloci, porte che si aprono e si chiudono...".

 

Presentazione

Ecco la mia opera prima, "Che gli farò alle donne?". La scrissi di getto, come si dice, nel 1993: credo di essere passato dall'idea iniziale alla stesura della prima versione in una decina di giorni sì e no. Un tempo che per me, come scrittore, equivale a un batter d'occhi. Rileggendola ora, col senno di poi, vi trovo tante cose che cambierei, tante trovate che ora non mi sembrano più così esilaranti, tanti momenti in cui modificherei azioni e tempi. Ma non voglio. Credo che ad un certo punto si debba anche dire basta: uno scritto - commedia, romanzo o saggio che sia - non può essere frutto di un'evoluzione continua, come un sito Internet. Già io sono ritocchista di mio (nella pagina che parla di me spiego che cosa vuol dire), figuriamoci se poi dovessi rimettere mano a tutto ciò che poi negli anni non apprezzo più come prima. In fondo, quello che ha scritto quella commedia ero io, era il Massimo del 1993, che non è e non può essere uguale a ciò che è oggi, e quindi non può pensarla allo stesso modo. Quindi "Che gli farò alle donne?" è così, è questa.

E com'è? "Maschilista e licenziosa" la definirono quelli della Nuova Compagnia Teatrale di Ponte a Elsa. Maschilista lo è, certamente: parti femminili importanti in questa commedia praticamente non ce ne sono, l'intelaiatura principale dell'intreccio sta tutta sulle spalle dei maschietti. Licenziosa, beh... anche. Non mi fraintendete, sul palco non succede niente: ma c'è una scena durante la quale, dietro a due porte chiuse, ci sono due coppie che fanno all'amore. Non si sente niente, solo il personaggio in scena origlia un paio di volte e poi commenta. E, dato che quelle due prestazioni amorose sono il catalizzatore di tutto quello che succede dopo, successivamente se ne continua a parlare e a fare allusioni: volgarità, comunque, non ce ne sono mai. Anche (soprattutto) perché non fanno parte del mio stile.

 

Caratteristiche

Tre atti, brillanti, in vernacolo empolese. Scena unica. Sei uomini e quattro donne. Nessun pezzo cantato, nessuno stacco musicale.

 

Trama

La famiglia Bucchioni è intenzionata ad aprire una ferramenta, contando sull'aiuto di Ughetta, la danarosa sorella del capofamiglia Cesare. Ma tutto rischierà di andare all'aria per le vicende amorose dei tre figli (Andrea, Giovanni detto Bacchiolo e Michelino), che si incrociano tra di loro in una serie di equivoci a catena e metteranno tutta la famiglia in cattiva luce agli occhi della facoltosa parente. Tutto sembra perduto, ma... Nelle commedie non è mai detta l'ultima parola.

 

Note

Nel titolo di "Che gli farò alle donne?" ci sarebbe un doppio senso, che però non credo che tutti abbiano afferrato. La frase infatti innanzitutto si può intendere secondo il suo significato classico, come se la pronunciasse Bacchiolo (il figlio "donnaiolo") per dire "cosa avrò io di particolare per avere tutto questo successo con le donne?" Ma la si può intendere anche in un altro senso, come se la pronunciasse Michelino (quello sempliciotto) per dire "se mi capita una donna, cosa gli faccio, che non ne ho mai avuta una?"

Ma come ho detto, non penso che l'abbiano capito in tanti.

 

Il copione

Volete scaricarlo? Cliccate qui!

Opera tutelata dalla SIAE, tutti i diritti riservati

 


C'è di peggioOgnun per séLa trilogia della panchinaStringiamoci a corteSalti mortaliLa contesa di Gosto e MeaIl pianeta sbagliatoVi ci piglio tuttiBasta che sian di fòriL’ultima letteraI’ lume dell’occhiGaveneideIl polloChe gli farò alle donne?torna all'inizio


Versione 7.2.23

Ultimo aggiornamento: 23/04/2014

By Massimo Valori 2013, tutti i diritti riservati